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Un'ultima cosa da dire

Il mio nemico non ha nomeNon ha nemmeno religioneE il potere non lo logoraIl potere non lo logora

Sono seduta davanti il computer, con un toast al formaggio e un bicchiere di the alla pesca a mezzanotte e mezza. E sto scrivendo articoli, con gli occhi stanchi, con la pancia dolorante, con la mente affaticata e la lingua pungente morsa tra i denti.
Perché?
Al momento provo unicamente a voglia di lamentarmi. Non di parlare di argomenti condivisibili dal lato sensibile e umano del lettore tipico di questo blog, no, voglio solo lasciare andare la mia vena critica e fare un'autentica strage.
Perché#2? Perché l'alternanza è inutile, inutile, ecco, l'ho detto. Ed è inutile che per una manciata di crediti io stia seduta a fare i conti con il mio blocco dello scrittore- perché, parliamoci chiaro, se ho il blocco, il blocco c'è per me, c'è per i miei progetti, c'è per il blog e c'è pure per l'asl, che significa in linea diretta CHIUSO PER FERIE FINO A DATA DA DEST…

Flusso di (in)coscienza

And I think it's gonna be a long long time'Till touch down brings me round again to findI'm not the man they think I am at home
Ascolti Elton John nella vasca da bagno e chissà come e chissà perché, senti il tempo che si ferma.
Con il piano, la chitarra in sottofondo e l'incenso da bagno in mano ti chiedi come tu ci sia arrivata lì, il giorno prima di una partenza, in quella coordinata di attesa.
La vita ti confonde, le novità ti intimoriscono e non riesci a fare a meno di provare ansia per il futuro prossimo che ti attende.
Torni tra una settimana e non sai come torni, se torni, se torna qualcun altro al posto tuo, chi lo sa. Poi ti metti su un aereo scassato tremolante, appena 12 ore dopo, e atterri in un posto sconosciuto, bello ed ordinato, in cui le regole sono sovvertite. Entri in un supermercato e non ci sono i piatti o i bicchieri di plastica, l'acqua in bottiglia costa quanto un pranzo intero e c'è alcol a volontà, con i prezzi che ti urlano prendimi.

Decade di fuoco

Youth is a dream, a form of chemical madness.
Mi sono fermata sempre più spesso, negli ultimi mesi, a ripensare al valore del periodo che sto vivendo.  Adolescenza. Teenage. Che per gli adolescenti è uno strazio, perché è la quintessenza dell’instabilità, del cambiamento. Mai nessuna certezza, o decisione definitiva, solo un’incostanza e una volubilità così costanti da sfinirci. E forse, proprio per tutti questi dolori, che più che dolori veri e propri sono gioie che si fanno attendere e poi non arrivano mai, finiamo per temprarci, per cedere all’abitudine. Diventiamo adulti, infatti, quando il male non è più la conseguenza ultima del peggiore degli sbagli, ma, semplicemente, un’opzione. Molto spesso la più probabile. Per gli adulti, invece, è una sorta di età dell’oro da rivangare, celebrare e a cui non si può che guardare con nostalgia. È perché è l’ultimo periodo della vita che si vive con una certa spensieratezza che bisogna glorificarlo sino a creare un’idea così ben definita e mitizz…

Riflessioni

Oh, will wonders ever cease?
Blessed be the mystery of love


Il processo creativo è uno dei misteri dell’umanità: accade con dinamiche diverse per ognuno, in maniera diversa ogni volta.  Può essere studiato, stimolato, incrementato; può accadere in ogni circostanza e scaturire dalla minima cosa.  Un libro, una fotografia. 
Mentre si perde un aereo o mentre si attende che la campanella ponga fine alla lezione. In una folla di persone o dentro una biblioteca silenziosa.  O in una rumorosa, proprio come quella in cui mi trovo adesso, in cocente attesa che la Musa muova la mia mano a tracciare frasi di senso compiuto su un foglio. Tuttavia non può funzionare così: più si cerca l’ispirazione, più lei si terrà lontana. O, quantomeno, è quello che mi è sempre parso succedere a me.  Mi metto al quaderno, fisso il foglio bianco, conto le righe che devo riempire e penso alla miriade di cretinate di cui posso infarcirle, facendo leva sulla coscienza o sui sentimenti, a seconda di come mi sento. E mi sento…

Sereno

Little darling, it's been a long cold lonely winter
Little darling, it feels like years since it's been here
Here comes the sun
Here comes the sun, and I say
It's all right


Respirare.  Risalire in superficie dopo l’apnea.  Prendere una boccata d’aria dopo che i polmoni bruciavano dalla voglia di inspirare. Questa è la sensazione che sto provando. La veglia dopo il sonno. La risata dopo il pianto. Il sereno dopo l’uragano. Mi voleva risucchiare, portare via. Mi avrebbe aspirata e forse non sarei mai più stata la stessa. Forse il mio cuore non si sarebbe mai più ricomposto, forse avrei continuato a pugnalarmi al petto fin quando non ne sarebbe rimasto niente. E invece oggi il coltello lo uso solo per tagliare le zucchine (che, tra l’altro, cotte al vapore fanno davvero pena- senza offesa per le zucchine). Il sereno è qui. A volte fa freddo, l'acqua su cui galleggio è gelida, ma riesco a tenermi a galla. Nuoto in un mare che sembra metallo liquido, un mercurio su cui riflette un’alba…

Lo Stato

All of our heroes fading
Now I can't stand to be alone
Let's go to perfect places


Lo Stato delle margherite. Non hai bisogno di un passaporto per entrarvi. Basta poco. L’unica cosa di cui hai bisogno per farne parte è te stesso.  Forse, però, non è così facile avere quel poco. Lo Stato è un posto fisso, ma è privo di coordinate. Ha delle regole, ma non una legislatura. Tutti vi possono accedere, eppure non ha abitanti, solo viaggiatori e passanti. Nessuno lo governa; non c’è nessuno da governare, in realtà. Non ha una lingua ufficiale; non si parla molto, là; frammenti di ricordi, parole importanti.  Nello Stato diamo più importanza ai momenti di silenzio, o ai sorrisi complici, insomma, frangenti di connessione. Le parole aiutano a raccontarlo, ma descriverlo non sarà mai come entrarci. Come viverlo. Ci arrivi stando in mezzo a un campo sotto un cielo carico di di pioggia; nel momento in cui ti togli le scarpe ad una festa per potere ballare ancora più forte e privarti del dolore (no…

Cronache della dimenticanza, parte III: Damnatio Memoriae

Questi sono quelli che chiamano
Duri
Sentimenti
D'amore


Domande. Altre domande.
Come si fa a dimenticarsi di qualcuno?
Qualcuno che si è mosso nel nostro spazio, che ha riso ad una nostra battuta, che ha esalato il nostro stesso ossigeno?
Come ci si dimentica di qualcuno che abbiamo conosciuto, che ci ha detto qualcosa di sé? Le persone ci lasciano sempre qualcosa di loro- è quel qualcosa che resta, che resiste al fuoco e alle lacrime.
Come ci si dimentica di qualcuno che è vivo? Anche se ci sbatte in faccia la sua esistenza ogni giorno, come si fa? Ognuno vive la propria vita in maniera separata, okay, ma come si fa?
Come ci si dimentica di qualcuno che è morto? Quel qualcuno che ci ha insegnato o ci ha voluto bene o forse male, ma come si fa?
Come ci si dimentica di qualcuno che si è odiato? Che forse ci ha fatto così tanto male che le ferite non sono mai guarite del tutto, come un promemoria doloroso.
Come ci si dimentica di qualcuno che si è amato? -chiedo per scienze-
Come si fa…

Cronache della dimenticanza, parte II: Lasciare?

Perché non dici mai quello che vorresti dire?Perfino al mio cellulareMancano le tue chiamateComunque sia

Siccome sono un'idiota e non so niente della mia vita, inizio a scrivere sempre da una domanda.
Ti ha spaventato quello che ho scritto? (O ti ha spaventato la maniera in cui l'ho scritto?)
Ti ha dato fastidio che l'abbia messo qui, alla portata di tutti? Perché volevi che restasse solo a te e alle persone sbagliate?
La penna vacilla, ma questo inchiostro non può essere cancellato. Non dal fuoco. (Forse solo le tue lacrime potrebbero scioglierlo).
Ormai che abbiamo sbagliato, ormai che ho sbagliato, lascia che vada fino in fondo.
Lascia che sfoghi la mia mente satura su questa carta digitale, che sporchi la rete con il veleno che, invece, avrei potuto sciorinarti davanti agli occhi, con la voce tremula e il cuore, gonfio di rancore, in gola.
Lascia che mi dimentichi di e in fasi, gradualmente, in uno svanire che accenna a portarsi via anche un po' di me.
Lascia che m…

Cronache della dimenticanza, parte I: Fuoco

Una sola scatola di fiammiferi brucerà ciò che incontra sul camminoCorre giù per la montagna, meglio chiamare i vigili del fuoco

Sarò diretta: perché vuoi dimenticarti di me?
Cosa ti ho fatto? Quale oltraggio ho compiuto nei tuoi confronti?
Ti ho ingiuriato? Diffamato pubblicamente?
Che cosa ha innescato nella tua psiche il meccanismo secondo il quale io sarei materiale da buttare? No, non buttare. L'immondizia finisce sempre da qualche parte, magari nelle discariche, a farsi compagnia per sempre.
Sono materiale da bruciare per te, da incenerire per te.
Il fuoco non lascia traccia se non una scia di cenere, che però ritorna velocemente alla Terra creatrice da dove proviene.
Fuoco, incendio per non lasciare niente di me nella tua vita. Niente di me nella tua testa.
Cos'è, ti ho scottato? Ti ho fatto del male lambendoti con le mie fiamme? Sono (stata) per te una pira troppo luminescente e troppo tentatrice da indurti a toccarla e ustionarti? Non ti avrei mai chiesto di avvicinar…

(Hope)less

Spero che "senza speranza"
Cambi con il tempo


Vado male a scuola e sono una disgrazia. Mi ribello perché non riesco a vivere solo come cuscinetto per il dolore delle persone e sono una disgrazia. Non dovevo nascere, e sono una disgrazia.
L'unica cosa che so fare è scrivere della mia disgrazia, intanto che il mondo la legge e la usa come catarsi.
Chiunque pensi che queste parole, questo blog siano frutto unicamente di un otium letterario e uno sguardo attento ai grandi pessimisti del passato, può ricredersi adesso.
Non sono poetica, sono infelice. Maledetta. E non c'è niente di bello, ideale o romantico in questo.
Tutto è più bello su carta. Ma scommetto che odiereste chi è dietro questa penna, una che una scrivania e scrive e studia seduta su qualche cuscino, per terra, o che strappa via le tende dalle portaline perché il mondo le vuole male, perché la natura la aborrisce. Mi disprezzereste come fanno tutti, e con me il quadernino verde con A Silvia di Leopardi stampa…

Introduzione alle Cronache della dimenticanza

Devo scrivere. Devo scrivere.
La testa mi frulla, il cuore fa male come sempre, ma le mani fremono, intanto che i concetti prendono forma nella mia mente.
Devo scrivere. Voglio scrivere. E ho pure un'idea.

Damnatio memoriae è una locuzione in lingua latina che significa letteralmente "condanna della memoria". Nel diritto romano indicava una pena consistente nella cancellazione di qualsiasi traccia riguardante una persona, come se essa non fosse mai esistita.
Cosa può causare un fato peggiore della morte? Da quale torto può scaturire il desiderio di cancellare ogni traccia di un individuo dalla faccia della Terra? Quanto oltre ci si deve spingere per meritarsi di non avere più nulla a provare al mondo che si è esistiti?
Ho passato tutta la vita a cercare di attirare l'attenzione, a dire "Sono qui, accorgetevi di me", a rammaricarmi di computer formattati, fogli buttati via e quaderni persi in giro.
E se la mia penna non avesse mai scritto un tratto? E se dopo…

Come sotto un temporale

E ci sarà un ballo delle incertezze
Ci sarà un posto in cui perdo tutto

Qui giacciono le macerie della battaglia contro me stessa.
Ho strappato via le tende dalle finestre della mia stanza perché volevo la luce e vedere il paesaggio, o forse volevo che che il paesaggio vedesse me.
Esse giacciono per terra con cura scomposta, a ricordarmi della mia furia tanto fulminante quanto rara e della mia inesorabile tristezza, onnipresente nella mia vita da quando ho memoria, da quando notai che ogni mio gesto poteva venire frainteso, stravolto o non capito affatto.
I vetri mi guardano mentre piango lacrime facendo sberleffo al tempo nuvoloso cui ho rubato la pioggia. Vedo tutto dalla piccola prigione in cui mi sono segregata, vedo tutto come in una palla di neve natalizia; peccato che, a dispetto del meteo infelice, sia ormai giunto maggio e che il Natale abbia smesso di donarmi un minimo di calore umano da troppi anni.
Tutti mi odiano, senza sapere o immaginare che io detesti me stessa in una m…

Labirinto

Ora la mia sola salvezza E' giocare a nascondino in questo labirinto

Alcune cose nella vita necessitano di equilibrio.
La felicità, la famiglia, l'amicizia.
Talvolta la pace richiede più impegno della guerra per esistere.
E' un gioco di equilibrio e ci vuole tenacia per riuscire ad anteporre i bisogni altrui ai propri. Si devono ingoiare tanti, troppi rospi (e i rospi, per info faunistica, sono velenosi).
L'amicizia è sorellanza, matrimonio e genitorialità tutto insieme, in un miscuglio di lezioni, litigi, confessioni e consigli. A volte sopravvive alle avversità, alle diatribe o alla distanza; altre volte si incrina, si spezza, (e ci spezza) e poi rivediamo le persone con cui condividevamo i nostri segreti e capiamo che siamo estranei, e qualcosa dentro di noi urla di dolore, mentre qualcos'altro suggerisce che se fossimo stati destinati ad avere qualcosa... ce l'avremmo.
E ci rovina, ci migliora, ci cambia ed in ogni caso ci fa crescere, nel bene o nel male; …

Campo di volo

And in the end
I'd do it all again
I feel you're my best friend
Don't you know that the kids aren't alright?